ALLERGIA A CANI E GATTI, COME GESTIRLA SE GLI ANIMALI VIVONO CON NOI

ALLERGIA A CANI E GATTI, COME GESTIRLA SE GLI ANIMALI VIVONO CON NOI 14 feb

Le conseguenze dell’allergia

Micio è un batuffolo di pelo con un’aria tutt’altro che minacciosa. Figurarsi Fido, che vi guarda con i suoi occhioni buoni. Ed invece entrambi possono diventare un pericolo: per chi è allergico al pelo del gatto o del cane, la compagnia del cucciolo può diventare un interno fatto di starnuti e naso che cola, pelle che pizzica, occhi arrossati e lacrimosi, a volte perfino asma con tanto di difficoltà a respirare. 

Dare via il cane? No, grazie

Come risolvere il problema senza per forza doversi separare da un amato animale domestico è stato il tema di un simposio durante l’ultimo Pediatric Allergy and Asthma Meeting dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (Eaaci) a Firenze: perché siamo tutti d’accordo che il metodo migliore per non avere guai, se ci si accorge di essere allergici, sia dare in adozione il cane o il gatto di casa ma, come sottolinea Antonella Muraro, allergologa dell’Università di Padova e già presidente Eaaci, “ben poche famiglie acconsentono, inoltre di avere un animale regala tali benefici per la salute è giusto fare il possibile per non separarsene”.

Il mangime modificato per felini per ridurre l’allergia

Anche per questo hanno suscitato parecchio interesse i dati presentati da James Wedner, allergologo di St. Louis in Missour negli Stati Uniti, che dimostrano come si potrebbe riuscire a rendere il gatto meno allergenico con una “pappa speciale”: si tratta di uno studio pilota, ma se i dati fossero confermati sarebbe una bella notizia per gli amanti dei felini che non possono tenerne uno. “Wdner ha utilizzato un anticorpo monoclonale che si lega agli antigeni allergenizzanti presenti nella saliva del gatto e che l’animale si “spalma” addosso leccandosi, rendendo il pelo problematico per chi è sensibilizzato”, spiega Muraro. “L’anticorpo, messo nel mangime, si lega all’allergene e porta a liberarne progressivamente di meno già nell’arco di una settimana, consentendo a chi è allergico di tenere l’animale senza conseguenze. Il cibo modificato si è dimostrato sicuro per i gatti, l’effetto di riduzione sulla quantità di allergene è evidenze e nei pazienti adulti si osserva una riduzione dei sintomi: i dati vanno confermati e non ci sono prove sui bambini, ma certamente è una strada che vale la pena approfondire”. 

Lavaggi, filtri per le pulizie e camera da letto off limits

In attesa del mangime che rende il gatto anallergico, che fare se si scopre che qualcuno in famiglia ha sviluppato un’allergia? “Gatto e cane devono essere lavati spesso, una o due volte a settimana, per ridurre la percentuale di allergeni in giro per casa”, risponde Muraro. “Poi, è bene evitare che gli animali stiano in camera da letto ed è opportuno pulire le stanze con aspirapolvere dotati di buoni filtri ad alta efficienza (gli HEPA raccomandati anche per le persone allergiche alla polvere): purtroppo gli allergeni dei gatti sono molto più “appiccicosi” di quelli dei cani e si possono ritrovare nell’ambiente dov’è stato l’animale addirittura dieci anni dopo che se n’è andato, per cui l’igiene deve essere profonda e capillare.”

Purificatori d'aria, via i tappeti e cambio di abiti 

Possono aiutare anche i purificatori d’aria ed è utile eliminare cuscini o altri oggetti che raccolgono gli allergeni diventandone una riserva; nel caso del gatto, poi, si possono provare specifiche lozioni topiche da applicare sul pelo. Chi va a casa di un allergico al pelo di animale e ne ha uno, inoltre, dovrebbe cambiarsi gli abiti che sono stati a contatto con cani o gatti per non incrementare la dose di allergeni nell’ambiente; a scuola per lo stesso motivo è utile tenere gli attaccapanni fuori dall’aula. Non esistono invece i gatti o i cani ipoallergenici: anche quelli geneticamente modificati non hanno dimostrato vantaggi.

Immunoterapia per i casi più gravi

Attenzione, non basta però prendere una sola misura di prevenzione, occorre seguirle tutte per ridurre al minimo i fastidi», puntualizza Muraro. «Per casi molto selezionati si può pensare all’immunoterapia: non ci sono ancora molti studi ma può essere utile, se viene eseguita da mani esperte ed è associata a tutte le modalità per ridurre l’esposizione al pelo animale. Viene proposta in caso di sintomi di rinite molto forti e se non c’è asma o un asma lieve e ben controllato; si fa per via sottocutanea e sul gatto c’è già qualche dato, che mostra come sia possibile tenere l’animale una volta raggiunta una stabilizzazione nella risposta. Sui cani le sperimentazioni sono meno numerose, ma del resto è anche più semplice ridurre l’esposizione tenendo l’animale all’esterno».

Le allergie per cane e gatto non passano

La brutta notizia? Le allergie al pelo di gatto o cane col tempo non passano. «E possono comparire anche da adulti: in genere i sintomi si manifestano in età scolare, anche se negli ultimi anni c’è una tendenza all’anticipo della comparsa intorno ai quattro, cinque anni. Ma, soprattutto se c’è una discreta esposizione agli animali, il problema può emergere pure quando si è più avanti negli anni», conclude l’allergologa.

Che cosa fare con i neonati

Avere gatti o cani fin da piccolissimi protegge o no dall’allergia? «Se il bambino ha meno di un anno l’esposizione è protettiva: cresce la possibilità di sensibilizzazione ma diminuisce il rischio di sviluppare i sintomi allergici. Questo è stato verificato soprattutto per il cane», spiega Antonella Muraro. Se il cucciolo arriva in casa quando il bambino ha più di un anno, la faccenda si ribalta e la probabilità di manifestare i segni dell’allergia cresce. La gravità dipende dagli allergeni a cui si è ipersensibili: con i test molecolari si può capire quali sono quelli coinvolti e nel caso del gatto è stato dimostrato, per esempio, che non tollerare l’allergene Fel d2 si associa a rinite moderata/grave mentre la risposta a Fel d1 è più spesso correlata all’asma, se invece si è sensibili a Fel d7 c’è un alto rischio di una cross-reattività con allergeni canini ed è quindi più probabile essere allergici anche ai cani.

FONTE: https://www.corriere.it/salute/dermatologia/cards/allergia-cani-gatti-come-gestirla-se-animali-vivono-noi/conseguenze-dell-allergia_principale.shtml


 

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