EDIFICI A RISCHIO RADON: COME BISOGNA INTERVENIRE?

EDIFICI A RISCHIO RADON: COME BISOGNA INTERVENIRE? 19 feb

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato fin dal 1998 il radon nel Gruppo 1, nel quale sono elencate le sostanze dichiarate cancerogene per l'uomo. 

Gli edifici a rischio Radon maggiormente esposti sono quelli costruiti su suoli di origine vulcanica o fortemente permeabili e che impiegano materiali da costruzione quali tufo, pozzolane, graniti, partecipando così alle cause dell'inquinamento indoor. 

Non esiste una concentrazione "sicura" al di sotto della quale la possibilità di contrarre il tumore è nulla. Possiamo dire che, organizzazioni scientifiche internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità, la Comunità Europea e singoli paesi) hanno fissato dei livelli di riferimento per le abitazioni e per gli ambienti di lavoro al di sotto dei quali ritengono il rischio accettabili. 

Al di sopra di questi valori, invece, suggeriscono ed in alcuni casi impongono di adottare provvedimenti per la riduzione della concentrazione. Per aiutare a comprendere il rischio sanitario associato al Radon è utile raffrontare questo rischio con altri più conosciuti. 

Il Radon viene generato in modo particolare nelle rocce di origine vulcanica coma la lava, la pozzolane, i tufi, il granito ed il porfido. L'inquinamento da Radon si verifica soprattutto in alcune zone del Lazio e della Campania a causa dell'utilizzo di materiali da costruzione di origine vulcanica (ad esempio dai muri viene liberato del Radon che va ad incrementare la già elevata contaminazione all'interno degli edifici). Sono particolarmente esposte anche Lombardia, il Friuli, il Piemonte, ma non va trascurato che i fabbricati in cui sono stati utilizzati materiali da costruzione estratti nelle zone radioattive possono anch'essi essere contaminati.

Il livello di Radon presente negli edifici dipende da molteplici fattori, tra i quali la tipologia di edificio, i materiali utilizzati per la costruzione, i ricambi d'aria, la ventilazione, ecc... La maggior concentrazione di emissione Radon deriva da una pavimentazione poco isolata, dai solai oppure dalle intercapedini, che sono a contatto con il terreno, come i locali degli edifici collocati nei seminterrati o al pianterreno. Le più comuni vie di accesso del radon dal suolo sono: i giunti di connessione perimetrali tra solaio a terra e pareti verticali o altri elementi strutturali, la mancata sigillatura delle canalizzazioni degli impianti elettrici o idraulici, le microfessurazioni nel basamento dovute al ritiro dei leganti o da assestamenti strutturali, le fessurazioni dovute all'errata posa di materiali da costruzione, le intercapedini e la discontinuità causate dai giunti di dilatazione. 

Va detto che, non è il radon di per sè ad essere nocivo, in quanto gas inerte, ma i prodotti del suo decadimento, che sono metalli quali piombo, bismuto e polonio. Alcune particelle di questi elementi infatti sono particolarmente pericolose in quanto possiedono un'elevata energia che può danneggiare le cellule, rompendo in più punti la molecola del DNA.

Le persone più a rischio sono i lavoratori che svolgono attività in luoghi seminterrati o sotterranei, i bambini e gli alunni che frequentano asili e scuole, con mense e palestre situate nei locali interrati o seminterrati. Nelle abitazioni i locali maggiormente esposti sono le cucine, taverne, sale hobby con una maggiore incidenza di danno nei confronti delle casalinghe, i bambini, gli anziani che sostano maggiormente negli ambienti chiusi. 

Azioni di rimedio e protezione dal Radon

Di seguito si forniscono alcuni consigli riguardo i possibili interventi per limitare la concentrazione di radon, da applicarsi singolarmente o in combinazione per assicurarsi un miglior risultato. 

Chiaramente è importante rivolgersi ad un tecnico specializzato, che provvederà a collocare dei dosimetri nei locali. Le misurazioni radon infatti devono essere eseguite da un laboratorio idoneamente attrezzato e le valutazioni di dose a persona devono essere fatte da un esperto qualificato nella radioprotezione. 

Aumentare il ricambio d'aria

E' un intervento immediato ed efficace per ridurre la concentrazione di radon. Il maggior ricambio d'aria può essere ottenuto sia con ventilazione naturale, aprendo frequentemente finestre e porte, sia con ventilazione forzata, attraverso l'impiego di ventilatori elettrici. L'impiego di sistemi attivi permette di controllare i volumi d'aria scambiati con l'esterno ed evitare così, nelle stagioni più fredde, un eccessivo dispendio termico.

Sigillare le vie d'ingresso

Per contrastare la penetrazione del radon nell'edificio, chiudere ermeticamente le crepe, fessure o microfessure presenti con l'utilizzo di materiali siliconici, poliuterani, resine, ecc... Per isolare gli interstizi attorno alle condotte tecnologiche (acqua,gas, elettricità, scarichi) è sicuramente preferibile l'utilizzo di materiale di tenuta ad elasticità permanente. Le porte di accesso ai piani interrati vanno sigillate con l'impiego di guarnizioni isolanti elastiche come le eventuali botole/chiusini presenti nei solai contro terra. Un altro accorgimento in fase di ristrutturazione è la messa in opera di membrane isolanti nei solai e pareti dei piani interrati in presenza di materiali da costruzione ad elevato rilascio di radon. 

Ventilazione naturale o depressurizzazione

Nel caso in cui la ventilazione naturale sia insufficiente si può provvedere a forzare la circolazione d'aria mediante l'uso di ventola aspirante. Un rimedio efficace è altresì la realizzazione di un pozzetto radon. Questa tipologia di intervento è utilizzabile nel caso di edifici non dotati di vespaio. Si realizza il pozzetto nel terreno al di sotto del solaio, dal quale si estrae tramite gli aspiratori, l'aria carica di radon proveniente dal terreno. Lo stesso può essere realizzato in un punto cruciale adiacente all'edificio. Possono anche essere inseriti nel terreno sottostante l'edificio, all'altezza del pozzetto, delle tubazioni per facilitare la raccolta d'aria. Se la tubazione aspirante ha un'altezza equa può essere evitato l'uso di aspiratori elettrici. Il radon in questo modo viene spinto fuori. 

Pressurizzazione dell'abitazione

L'ingresso del radon viene bloccato con un ventilatore creando in questo modo una leggera sovrappressione nell'abitazione. Questo tipo di soluzione si presta soprattutto per edifici ad alto contenimento energetico. In presenza di un eventuale piano interrato, con buona impermeabilizzazione e buona tenuta, è possibile pressurizzare solo questo livello immettendo aria con un ventilatore in modo da creare una barriera tale da contrastare l'entrata di gas nell'edificio. 

Per gli edifici di nuova costruzione è opportuno realizzare l'"attacco a terra", tramite un vespaio ventilato in modo da porre tre il terreno ed il fabbricato un'intercapedine d'aria dalla quale il radon possa essere espulso verso l'esterno attraverso opportune canalizzazioni tramite ventilazione naturale o forzata (aspiratori).

FONTE: https://www.ediltecnico.it/36073/edifici-rischio-radon-come-bisogna-intervenire/

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